E' un moto naturale che, magari, ci protegge da sconosciuti malintenzionati, ma che più spesso ci impedisce di avere rapporti sociali sereni ed appag ...
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E' un moto naturale che, magari, ci protegge da sconosciuti malintenzionati, ma che più spesso ci impedisce di avere rapporti sociali sereni ed appaganti: è la diffidenza, quel moto interiore che ci porta ad avere sfiducia nei confronti degli altri. Ora i neuroscienziati hanno decriptato i meccanismi alla base di questo moto istintivo che ci spinge a tenere gli altri a un passo di distanza. Come riporta la rivista scientifica "Neuron", il gruppo di neurologi svizzeri che tre anni fa scoprì il ruolo dell'ossitocina come ormone della fiducia, ha ora scoperto come funzionano i meccanismi che scatenano in noi la diffidenza e la sfiducia nei confronti del prossimo. T. B. dell'Università di Zurigo spiega che le parti del cervello cruciali in questo caso sono l'amigdala, quartier generale delle nostre paure, e il nucleo dorsale caudato, parte dello "striato" indispensabile a imparare dall'esperienza. L'ossitocina funziona per così dire da interruttore, con un effetto "sedativo" sui meccanismi di diffidenza. Quando questi si "spengono", la fiducia riesce a fare breccia nella nostra mente. L'ossitocina è ormai considerata in maniera indiscussa l'ormone della fiducia e dell'affetto. E' una molecola importantissima, grazie alla quale sbocciano, per esempio, l'amore tra mamma e neonato, oppure l'affetto nelle relazioni di coppia. Tuttavia, ha spiegato Baumgartner, dopo la scoperta dell'ossitocina restava oscuro il suo meccanismo d'azione e su quali circuiti nervosi agisse. Per scoprirlo i neurologi hanno sottoposto un gruppo di volontari a due giochi. Nel primo di questi, basato sulla fiducia, i volontari dovevano affidare il proprio denaro a un fiduciario, il quale poi, investendolo, poteva decidere se restituire o tenere per sé i profitti dell'investimento. L'altro gioco invece era semplicemente una "prova di rischio" in cui la cessione dei profitti degli investimenti era decisa da un computer in base a un calcolo delle probabilità. In entrambi i giochi i volontari perdevano il denaro, ma solo nel primo gioco vivevano l'esperienza negativa della fiducia tradita dopo essersi fidati dell'investitore. I neurologi hanno somministrato ad alcuni partecipanti l'ossitocina e ad altri una sostanza placebo, osservando il comportamento dei due gruppi e contemporaneamente l'attività del loro cervello con la risonanza magnetica. Mentre l'ossitocina non ha avuto alcun effetto nella prova di rischio, in cui non entrava in gioco la fiducia, l'azione dell'ormone è risultata fondamentale nell'altro gioco: nonostante il tradimento del fiduciario, i volontari che si trovavano sotto l'effetto dell'ossitocina continuavano ad affidargli i soldi con fiducia totale nei suoi confronti. Nel loro cervello, intanto, si "disattivavano" amigdala e nucleo dorsale caudato. Il placebo invece non induceva questa fiducia incondizionata, né la disattivazione di quei circuiti, permettendo la crescita della sfiducia nei confronti dell'investitore tra i soggetti gabbati. Ciò dimostra che amigdala e nucleo dorsale caudato sono i centri nervosi da cui dipende la diffidenza nel prossimo. Da questa scoperta potrebbero dipendere alcune applicazioni terapeutiche, perché il malfunzionamento dei circuiti che demoliscono la nostra fiducia negli altri potrebbero essere alla base di alcuni disturbi neurologici come l'autismo e la fobia sociale. Sono già in corso sperimentazioni: un altro membro del team, lo psicologo Markus Heinrichs, sta infatti testando gli effetti di uno spray a base di ossitocina.